Martin Luther King: cosa è rimasto del suo sogno nel Profondo Sud

Martin Luther King

In viaggio tra Georgia e Alabama per capire chi era Martin Luther King e vedere cosa è rimasto del suo grande sogno nella vita dei neri di oggi.

Io ho un sogno…

Per capire veramente chi era Martin Luther King, ti porto ad Atlanta.

In Auburn Street, il pittoresco quartiere nero, puoi ancora visitare la sua bella casetta di legno con il portico e la sedia a dondolo.

Martin Luter King House ad Atlanta
Martin Luter King House ad Atlanta

Poco distante, accanto alla chiesa battista dove iniziò a predicare e dove avevano predicato suo padre e suo nonno prima di lui, sorge il suo memoriale. L’acqua scende impetuosa dai dislivelli della grande vasca, scorrendo sulla scritta: “non saremo mai soddisfatti finché la giustizia non scorrerà come acqua…

Gli altoparlanti disseminati intorno al memoriale ripetono i suoi discorsi. Fermati ad ascoltarli: chiudi gli occhi e lasciati trasportare dalla sua voce tonante, dalla sua veemenza e dalla sua passione. Perché sì. Lui aveva un sogno. Sognava che i figli degli schiavi e i figli dei possessori di schiavi potessero un giorno sedere insieme. Sognava un futuro in cui le persone non sarebbero state giudicate per il coloro della pelle, ma per le loro qualità. Sognava. E nel suo sogno credeva fermamente.

Martin Luter King Atlanta
Martin Luter King Atlanta

Al di là della strada, nel museo dedicato alla sua vita, la cosa che colpisce di più non è il Nobel per la pace, ma il semplice carro di legno che condusse la sua bara e le immagini della folla immensa e disperata che piangeva la sua morte.

Con l’uccisione di Martin Luther King, avvenuta per mano di un bianco in un Motel di Memphis, si infrangeva il sogno appena nato di un possibile riscatto per i neri del Sud.

Ma nella sua breve e intensa vita il grande leader aveva gettato il seme del cammino verso la libertà e l’emancipazione.

Per approfondire meglio la cosiddetta “questione razziale”, ti consiglio di dedicare almeno mezza giornata alla visita del Center for Civil and Human Rights. Filmati originali, foto e testimonianze ti consentiranno di sentire sulla pelle le angherie a cui era sottoposta la gente di colore nel Profondo Sud degli Stati Uniti.

La strada della libertà

Da Selma in Alabama, cuore di quel Sud in cui non era ammissibile che i “negri” andassero a scuola e sedessero accanto ai bianchi, partì una marcia pacifica organizzata dal Movimento per i Diritti Civili.

L’ Edmund Pettus Bridge, dove la polizia attaccò brutalmente i manifestanti, è divenuto un luogo simbolo della storia americana.

Selma Edmun Pettus Bridge
Selma Edmun Pettus Bridge

Ho attraversato il ponte a piedi, nel caldo e nel silenzio di una domenica pomeriggio per rendere omaggio a quelle persone che con il loro coraggio straordinario cambiarono il destino dell’America.

Le scene raccapriccianti dell’attacco violento ai manifestanti indifesi furono viste da tutto il Paese e costrinsero il Presidente Johnson a concedere ai neri il diritto di voto.

Alcune settimane dopo, la marcia che durò quattro giorni e alla quale partecipò anche il reverendo King, poté finalmente raggiungere il Campidoglio di Montogomery.

Guardando la città, povera e degradata ad evidente maggioranza nera, non possiamo non chiederci che ne è stato di quel sogno in cui tutti credevano.

Montgomery
Montgomery

Il no di Rosa Park

Seguiamo il percorso della marcia lungo il Selma-to-Montgomery Hystoric Trail, che oggi è una delle All American Road ovvero una strada di interesse storico nazionale, per arrivare nella capitale dell’Alabama.

Hai mai provato a chiederti cosa significava essere un nero nell’Alabama degli anni ’60? Significava essere emarginato, discriminato, accusato ingiustamente.

Selma
Selma

Significava non poter frequentare le scuole dei bianchi, essere costretti a lavori di basso livello, sottopagati. Significava anche salire su un autobus e non potersi sedere. L’arresto di Rosa Park che non aveva ceduto il suo posto ad un bianco diede inizio al boicottaggio dei mezzi pubblici da parte dei neri di Montogmery che costrinsero l’amministrazione ad accorgersi di loro.

Si può vedere il luogo preciso in cui Rosa disse il suo “no”. Una targa celebra il suo gesto eroico e all’interno del museo a lei dedicato c’è la ricostruzione del famoso autobus.

Di fronte c’è ancora la fermata del bus. Se guardi attentamente noterai che a Montgomery a prendere gli autobus sono solo i neri delle classi meno agiate: i bianchi della middle class si muovono in auto.

Il viaggio prosegue, un paio d’ore di auto, per arrivare a Birmingham attraverso una campagna poverissima.

Birmingham
Birmingham

La crisi economica ha colpito duro qui al Sud e a farne le spese sono state le minoranze, i meno specializzati, i più deboli ovvero i neri.

Agli inizi degli anni ’60 a Birmingham ci fu una serie impressionante di attentati contro le chiese frequentate dalla gente di colore. In risposta si organizzarono sit-in e manifestazioni pacifiche che furono, anche qui, violentemente represse dalle forze di polizia locale.

Prima di visitare il museo, ti consiglio una passeggiata nel Birmingham Civil Rights Memorial Trail, un percorso all’aperto, nel quartiere nero in cui ebbero luogo le manifestazioni più violente. Alcune statue ricostruiscono vividamente i momenti più drammatici di quegli anni.

Birmingham fa ancora molta fatica a riscattarsi dal suo passato difficile, la separazione dei quartieri è ancora molto netta. Anche se non si può e non si deve più parlare di segregazione, la strada verso una piena uguaglianza è ancora molto lunga.

Che ne pensi di questa parte di storia americana?


Guest post di Antonella Maiocchi

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